Educare un figlio

É giusto incoraggiare i piccoli a credere a Babbo Natale?

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di Marianna Pilato il
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Natale è sicuramente la festa più magica dell’anno, legata più delle altre all’infanzia. I grandi infatti è come se tornassero un po’ bambini, mentre i piccoli si sentono speciali perché i loro desideri sono al centro dell’attenzione. Ma le figure di Babbo Natale, della Befana o di altri personaggi incantati sono ancora così importanti in un’epoca ultra tecnologica in cui si cresce sempre più in fretta?

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Babbo Natale in realtà, come molti altri personaggi di fantasia, serve da secoli a raccontare cose che i bambini non riuscirebbero altrimenti a capire in maniera razionale a causa della loro tenera età. Babbo Natale, per esempio, rappresenta l’importanza del dono ed è pure il simbolo della speranza in un futuro migliore.

Tocca però sempre a mamma e papà spingere i bimbi a credere in questa leggenda natalizia. Molti sono favorevoli a tale incoraggiamento perché le favole in generale servono implicitamente ad abituare i piccoli ad uscire dalle situazioni più complicate. La minoranza di genitori, al contrario, pensa che far credere nell’esistenza di Babbo Natale possa confondere le idee ai propri figli. Niente di più sbagliato in quanto, come hanno sottolineato gli psicoterapeuti, fin da piccolissimi i bambini sono capaci di distinguere fra sogno e accadimenti veri, nonché di costruire loro stessi delle storie inventate attraverso l’uso dei propri giocattoli. Ciò del resto li aiuta a non essere abitudinari nelle proprie azioni quotidiane e a essere più abili nel creare metafore e analogie da adulti.

Gli esperti, infine, avvertono che non c’è un limite di età oltre il quale non è giusto sognare ancora con la fantasia il simpatico omino rosso con la barba: spetta ai bambini, in completa autonomia, decidere fino a quando crederci e basta.

 

 

 

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