Da 5 a 10 anni

E’ aggressivo, perché?

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di Carla Pistone il
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Urla e minaccia di fronte ai divieti, rompe i giocattoli che non realizzano le sue aspettative, picchia, tira calci o prende in giro i compagni, dice parolacce: è un bambino aggressivo, fonte di tanta preoccupazione per i genitori

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Quando l’aggressività è un problema. La psicologia considera l’aggressività una manifestazione positiva e una componente fondamentale della personalità, perché aggredire significa esporsi, relazionarsi con altre persone e confrontarsi con loro senza paura. In altri termini, il bambino che rivendica un’azione, un comportamento o il possesso di un oggetto, anche alzando la voce, manifesta un’aggressività del tutto sana e naturale, una funzione importantissima per la sua crescita e la sua sopravvivenza.

Al contrario, l’aggressività è da considerarsi patologica quando attiva modalità distruttive per il bambino e per le persone che gli stanno intorno, come quando il piccolo picchia i compagni e i genitori. Per affrontare questo problema, occorre comprenderne le cause e mettere in atto alcune strategie.

Le cause del comportamento aggressivo possono essere di natura psicologica e sociale:

• dal punto di vista psicologico, un bambino mette in atto comportamenti aggressivi quando non si sente amato o ascoltato dai genitori – anche quando non è affatto così – situazione più frequente quando ci sono fratellini minori; il piccolo non riesce ad esprimere a parole il suo stato d’animo e quindi tenta di attirare l’affetto e l’attenzione dei genitori attraverso atti plateali.

• dal punto di vista sociologico, invece, il bambino aggressivo reagisce ad una situazione di disagio, perché nota differenze tra lo stile di vita della sua famiglia e quelle dei suoi compagni o si sente privato di qualcosa che altri invece hanno. In questo caso è importantissimo che i genitori spieghino i motivi di tali differenze – di cui spesso non c’è affatto da vergognarsi – cogliendo in questo modo l’occasione di promuovere lo sviluppo de bambino anche da un punto di vista etico.

I bambini di sesso maschile sono spesso più aggressivi delle loro coetanee. Il divario che si può riscontrare tra i due sessi è il risultato dei comportamenti attuati in famiglia, dove gli adulti hanno un approccio diseguale nel giustificare l’aggressività dei bambini e delle bambine. In particolare, i maschi ricevono uno stimolo all’aggressività dai loro genitori che si manifesta anche sotto forma di gioco: mentre il papà gioca alla lotta con il figlioletto, con le bambine si fanno giochi più pacati. Anche la TV e i cartoni animati spesso propongono personaggi maschili vincenti che si comportano in modo violento.

Le ricerche in questo campo hanno inoltre dimostrato che nelle famiglie in cui vi è scarso calore e comunicazione tra genitori e bambini, i figli maschi hanno una maggiore tendenza ad attuare comportamenti prevaricatori, mentre le bambine reagiscono come di fronte a un bivio, scegliendo inconsciamente di sviluppare un carattere sottomesso oppure prepotente.

Cosa fare. Modificare il comportamento aggressivo è possibile e necessario per evitare che dia luogo a problemi psichiatrici o a manifestazioni di bullismo quando i bambini saranno più grandi. Gli interventi educativi devono essere condivisi dall’ambiente familiare e scolastico nei quali il bambino vive e mirare a sviluppare in lui un maggiore equilibrio emotivo ed alcune abilità sociali utili al controllo dell’aggressività.

• Eliminare le situazioni scatenanti il comportamento è una strategia debole, perché non modifica lo stato delle cose, ma diminuisce solo la probabilità di comparsa dei comportamenti. Presentare sistematicamente al bambino modelli comportamentali alternativi è invece una strategia forte, purché il comportamento presentato come corretto sia coronato da successo.

• E’ bene evitare di esporre il bambino a modelli comportamentali aggressivi, scegliendo attentamente i programmi televisivi, le letture e, talvolta, le compagnie.

• Il bambino deve essere incoraggiato ad esprimere a verbalmente la sua rabbia, suggerendogli le parole per esprimere il disappunto verso la situazione che suscita la sua contrarietà.

Mostriamo la nostra approvazione quando riesce ad ottenere l’effetto desiderato adottando comportamenti non astiosi.

• Se picchia qualcuno, facciamogli notare che gli fa male e cerchiamo di fermarlo alle prime minacce suggerendogli il comportamento alternativo corretto.

Ma soprattutto, ricordiamoci di non utilizzare noi stessi le maniere forti per educare i nostri figli: si convincerebbero subito che i rapporti tra le persone sono governati dalla legge del più forte.

 

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