Salute

Donazione o conservazione del cordone ombelicale?

Foto del Profilo
di Chantal De Honestis il
Commenti (0)

Non si può negare che la scienza abbia fatto passi da gigante nella ricerca scientifica con importanti e rivoluzionarie scoperte, la conservazione del cordone ombelicale è senz’altro annoverabile tra una di queste.

Ma cos’ha di così straordinario il cordone da giustificarne la conservazione?

E’ stato scoperto che il cordone contiene una buona quantità di cellule staminali emopoietiche, cioè cellule in grado di rigenerare gli elementi che compongono il sangue, rappresentando così una terapia salvavita per la cura di numerose e gravi malattie del sangue (la leucemia mieloide acuta, il linfoma Hodking, la talassemia di tipo beta, l’aplasia midollare e le immunodeficienze congenite).

In seguito a questa scoperta hanno cominciato a crearsi delle vere e proprie banche sparse in tutto il mondo.

Il prelievo del cordone non comporta alcun rischio né per la madre né per il bambino. Infatti il sangue (che contiene le cellule staminali), viene raccolto con una piccola puntura del cordone ombelicale una volta che questo è stato tagliato. Raccolto, il campione viene inviato alla banca per essere valutato e, qualora idoneo, sarà congelato e conservato per un eventuale trapianto.

Nel nostro paese, a causa delle attuali normative in vigore, una mamma ha due diverse opzioni di scelta: può donare il cordone alla collettività presso una struttura pubblica oppure procedere con la conservazione (il Italia non è previsto, quindi andrà fatto all’estero) a pagamento delle cellule staminali da utilizzare per proprio conto.

Come dicevamo in Italia è previsto che il cordone possa solo essere donato alle banche pubbliche in modo da essere a disposizione per la collettività e non per uso personale.

Una volta scelto l’ospedale in cui si partorirà ci si può rivolgere direttamente a loro che, oltre a fornirci tutte le informazioni del caso, predisporranno le procedure per la raccolta del cordone.

Le banche pubbliche dunque raccolgono il sangue, lo analizzano, mettono in rete i dati in un database mondiale per individuare i donatori compatibili e, infine, forniscono il materiale da trapiantare.

Diverso è il discorso per le banche private. Le cellule staminali conservate vengono conservate per uso personale, quindi per far fronte ad eventuali patologie del proprio bambino.

Il processo di conservazione è a pagamento e prevede la spedizione del kit per la raccolta (che dovrà essere comunque essere fatto dal proprio medico a una volta tagliato il cordone), il prelievo in ospedale, il trasporto presso la banca e la sua conservazione che può essere dai 20 ai 25 anni.

Per la conservazione privata serve sia il benestare della Direzione sanitaria dell’ospedale in cui si partorisce sia il nulla osta del Ministero della Salute. Il modulo lo si trova sul sito del Ministero della Salute nella sezione che riguarda la donazione del sangue del cordone ombelicale. Una volta scaricato va compilato e inviato al ministero via raccomandata, con l’autorizzazione dell’ospedale e le analisi del sangue della futura mamma.

Vista la procedura un po’ lunga, per evitare di non fare in tempo a sbrigare tutte le procedure è consigliabile cominciare a muoversi intorno alla 32sima settimana.

Il costo della conservazione varia dai 2 ai 3.000 euro.

In Italia, oltre ad essere proibite le banche private, ne è vietata la pubblicità.

Il passaparola e Internet sono gli strumenti più comuni per conoscere queste strutture e aiutarsi nello scegliere quella più adeguata per le proprie esigenze.

Bisogna sempre verificare che il laboratorio della banca operi secondo il protocollo internazionale GMP (Good Manufacturing Practices) dell’Organizzazione mondiale della sanità ed essere in possesso dei certificati ISO 9001:2000 e ISO 13485:2003.

Ancor meglio se la banca è accreditata con una o più di queste società: Fact (Foundation of accreditation of cellular therapy), Efi (European Federation of immunogenetica), American national standards institute regulatory accrediting body, Advancing transfusion and cellular therapies worldwide.

Un discorso a parte va fatto per i neonati o loro familiari colpiti da malattie curabili con le cellule staminali, oppure delle famiglie con un rischio ereditario, come quelle colpite da forme gravi di talassemia. Per loro l’ordinanza ministeriale prevede la conservazione del cordone ombelicale a scopo dedicato e senza alcun costo aggiuntivo.

Scegliere tra donazione collettiva e conservazione ad uso personale solleva molti polveroni soprattutto da un punto di vista etico. La stessa comunità scientifica è ancora molto divisa. Le malattie che si possono curare con le cellule staminali ottenute da cordone ombelicale sono ancora molto poche e, per quanto riguarda l’uso autologo del cordone, non ci sono studi consolidati che prospettino nuove applicazioni; pertanto le probabilità che le cellule vengano usate per i propri figli sono talmente poche, da non giustificarne la conservazione. Meglio donare il cordone che può essere utilizzato subito su un campione molto vasto di persone con patologie adeguate ad essere curate con le staminali.

Laddove si decidesse di donare il cordone vanno comunque prese tutte le informazioni del caso, in modo da capire come procedere. Purtroppo può infatti capitare di decidere per la donazione ma partorire in un momento dell’anno, quali le ferie natalizie, in cui le banche pubbliche sono chiuse.

Chiaramente per i ricercatori la donazione è fonte di strumenti utili alla ricerca e scoperta di nuove cure, così come per i medici avere una folta banca dati aumenta le probabilità di sopravvivenza e guarigione per molti pazienti. Ma non si può neanche biasimare un genitore che voglia dare una possibilità, anche se molto remota, in più al proprio figlio.

 

Loading...
Hai trovato utile questo articolo?
VOTA

Commenti

commenti