Da 0 a 12 mesi

Diventare mamme lavoratrici

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di Mara Martini il
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Cinque mesi di astensione obbligatoria, e poi di nuovo al lavoro (se siamo tra le fortunate che ne hanno uno…).

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A parte l’innegabile fatica, e la fisiologica apprensione e nostalgia per il “pupo”, che potrà attanagliare la neomamma durante i primi giorni, il fatto di essere obbligata a stare fuori casa per alcune ore dedicandosi a un’attività professionale può anche costituire un vantaggio, poiché permette di evadere dalla routine domestica a volte claustrofobica. Anche il piccolo trarrà giovamento dall’avere una madre che svolge con soddisfazione il proprio lavoro e non è soffocata dalle incombenze casalinghe. Del resto, quando si dice che nei primi anni di vita i bambini hanno bisogno della presenza della madre, non si intende 24 ore su 24! Diverse ricerche – fra cui uno studio condotto nel 2010 dalla prestigiosa Columbia University – hanno infatti rivelato che i figli delle donne che lavorano fuori hanno le stesse chances di crescere sani e felici di quelli le cui mamme restano a casa.

Certo, adesso gli impegni si sono moltiplicati e tutto ruota intorno a lui o lei: organizzarsi per tenere in equilibrio i vari “pezzi” della nostra vita non è facile. E purtroppo il sistema italiano non è di grandissimo sostegno in questo, come dimostrano i dati sulla disoccupazione femminile (fra le più alte in Europa) nella fascia d’età compresa fra i 25 e i 40 anni. Tuttavia coniugare professione e maternità non è del tutto impossibile.

Per poter riprendere serenamente la vita lavorativa, è anzitutto necessario sapere il nostro bambino in mani sicure, come quelle di una babysitter accuratamente scelta oppure dei nonni, se questi sono disponibili e non abbiamo la possibilità di ricorrere ad un aiuto esterno (come sempre più spesso emerge dalle statistiche degli ultimi anni). A questo proposito, va ricordato che la recente riforma del lavoro ha reso più facile il ricorso ad una figura professionale per l’accudimento dei figli, grazie alla previsione di speciali “buoni babysitter” erogati dall’Inps, a favore dei genitori non disoccupati. Se però, nonostante questo incentivo, la nostra situazione economica ci sconsiglia comunque di assumere una tata, ed i nonni sono per mille ragioni non disponibili, una buona soluzione può essere rappresentata dai nidi pubblici (anch’essi finanziabili con i famosi “buoni”), che accolgono bambini dai 3 mesi ai 3 anni di età. Qualora il nostro cucciolo ci sembri ancora troppo piccolo e indifeso per uscire dall’ambiente familiare, teniamo presente che molte di queste strutture concedono alle madri di assistere i propri figli per alcune ore al giorno durante il primo periodo, proprio per rendere il distacco meno traumatico.

Se invece per il momento non riusciamo proprio a separarci dal nostro bimbo, oppure ci accorgiamo che tende ad ammalarsi spesso, non esitiamo a sfruttare gli 11 mesi di astensione facoltativa dal lavoro (sempre che ne abbiamo le possibilità economiche – riceveremo infatti una retribuzione pari al 30% di quella ordinaria).  Se faremo una scelta libera e consapevole, la nostra serenità si rifletterà su di lui.

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