Essere Mamma

Diritti della maternità: congedi e permessi

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di Valentina Molinero il
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L’Italia è uno dei Paesi al mondo che offre le migliori garanzie di salute e tutela economica alle donne in attesa e alle neomamme lavoratrici. La legge 151 del 2001, Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, assicura alla donna che aspetta un bebè:

  • cinque mesi di congedo obbligatorio retribuito, 2 mesi prima e 3 mesi dopo il parto
  • il divieto di licenziamento fino al compimento di un anno di vita del bambino
  • la possibilità di usufruire di congedi parentali
  • i permessi durante l’attesa per sottoporsi a visite mediche
  • i permessi per allattare dopo la nascita del piccolo
  • il neopapà lavoratore può usufruire dei permessi parentali e per assistere il bambino malato.

Ovviamente per usufruire di questi servizi è necessario esserne a conoscenza e sapere come muoversi e cosa fare. Ecco perché analizzeremo adesso punto per punto tutti i diritti che una neomamma ha e come usufruirne. Per il congedo di maternità bisogna informare il datore di lavoro e l’Inps entro il settimo mese di attesa. Il consiglio è di provvedere prima possibile, non appena si scopre di essere incinta. Alla comunicazione in forma scritta deve essere allegato il certificato di un medico del Servizio Sanitario Nazionale che attesti lo stato di gravidanza e indichi la data presunta del parto. Entro trenta giorni dal parto, la neomamma deve inoltre consegnare a Inps e datore di lavoro il certificato di nascita del bambino o l’autocertificazione che lo sostituisce. Per le neo-mamme che vogliono rientrare al lavoro dopo il congedo di maternità esiste la possibilità di richiedere, in alternativa al concedo parentale, un importo in denaro da utilizzare per pagare una baby –sitter o per sostenere le rette dell’asilo nido.

Per quanto riguarda invece l’astensione obbligatoria, la futura mamma può scegliere di astenersi dal lavoro un mese prima del parto e i successivi quattro mesi dopo la nascita del bebè. Naturalmente, può anche continuare a rimanere a casa due mesi prima e tre dopo il parto, recuperando sempre i giorni non goduti in caso di parto anticipato. La normativa prevede, infatti, nel caso in cui il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta che i giorni non goduti di astensione obbligatoria prima del parto vengano aggiunti al periodo di astensione obbligatoria dopo.

Passiamo a questo punto al congedo parentale, entrambi i genitori possono usufruirne ed, altro non è, che l’astensione dal lavoro nei primi 8 anni di vita del bambino per un periodo complessivo, tra i due genitori, non superiore a 10 mesi. Solo fino ai tre anni del bambino, però, chi usufruisce del congedo ha diritto a un’indennità pari al 30 per cento dello stipendio. A questo punto arriviamo ad un altro diritto importantissimo, i permessi di allattamento. Durante il primo anno di vita del bambino la madre ha diritto a riposi giornalieri, per allattare il figlio, di due ore al giorno se l’orario di lavoro è pari o superiore a 6 ore giornaliere, di un’ora al giorno se l’orario è inferiore.

Ovviamente non esistono solo i diritti della neo mamma ma anche quelli del papà, infatti anche il papà può astenersi dal lavoro nei primi tre mesi dalla nascita del figlio ma solo se la madre è venuta a mancare o ha un’infermità molto seria oppure ha l’esclusivo affidamento del bambino. Inoltre, se siete diventati genitori dopo il 1 gennaio 2013 o lo diventerete a breve, la normativa per i papà si è arricchita di importanti novità con alcune recenti disposizioni normative quali: la Legge 92/2012 in materia di Riforma del Mercato del Lavoro e il Decreto Ministeriale del 22 dicembre 2012 pubblicato in G.U. il 13 febbraio scorso, che hanno introdotto il congedo obbligatorio e facoltativo per i neo-papà e un “aiutino” alle neo-mamme per pagare le rette dell’asilo se invece decidessero di tornare al lavoro. La nuova disciplina è stata oggetto di una circolare Inps (n.40 del 14 marzo 2013) che ha chiarito alcuni aspetti e si applica anche al padre adottivo o affidatario.

Inoltre se il papà è l’unico genitore ha gli stessi diritti dell’allattamento e i relativi trattamenti economici. Essere informati sui nostri diritti, ci rende genitori migliori!

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