Fecondazione Assistita

Dire o no al figlio che è nato attraverso la procreazione assistita?

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di Michela Gregoris il
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Avete avuto un bambino attraverso la procreazione medicalmente assistita, e ora che è cresciuto e inizia a farvi domande sulla sua nascita siete assaliti da mille dubbi: è giusto rivelarglielo oppure no, e se sì, qual è il modo migliore? Ci resterà male?

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Innanzi tutto va rispettato il fatto che ogni famiglia deve scegliere in base alla propria coscienza quale sia la cosa migliore da fare: infatti non c’è una regola, anche se è facile essere portati a pensare che sia meglio essere chiari per evitare di non sentirsi a posto con se stessi. Il rapporto di fiducia con vostro figlio deve, d’altra parte, poggiare su basi molto solide.
Se ritenete dunque necessario e importante far sapere a vostro figlio che è “nato in provetta” allora dovrete cercare il modo migliore per dirglielo.

Questo però potrebbe creare qualche imbarazzo per i genitori, soprattutto quando il bambino è ancora abbastanza piccolo ed è necessario trovare il modo giusto per fargli comprendere quello di cui state parlando. Fortunatamente, possono venirvi in soccorso alcuni libri per bambini appositamente pensati per far comprendere meglio che cosa avviene nella procreazione assistita e perché i loro genitori hanno dovuto ricorrere a questo sistema per concepirli.

I dubbi poi naturalmente vertono anche sull’impatto psicologico che la notizia può avere sui figli: si tratterà naturalmente di un impatto molto diverso rispetto al caso in cui un figlio sia stato adottato, perché se in quel caso il bambino si trova di fronte a una perdita (i genitori naturali), in questo invece si tratta di una persona (il donatore o la donatrice) che ha aiutato i suoi genitori a concepirlo.
Rimane comunque una parte di mistero sulla figura del donatore, la cui privacy è ovviamente protetta dalla legge, ma che rimane comunque una figura positiva che è stata d’aiuto a mamma e papà, che lo desideravano tanto.

D’altra parte al giorno d’oggi l’argomento non è più tabù e ci si vergogna meno a dire che non si è potuto avere un figlio in modo naturale e si è dovuto ricorrere alla procreazione assistita. Dunque è comune che le coppie che vi hanno fatto ricorso sentano di dover informare il bambino della cosa. Proprio per questo, non è difficile trovare appoggio a riguardo, magari da altre coppie in una situazione simile o, appunto, nella letteratura.
Inoltre, il racconto di come è stato concepito può anche contribuire a far comprendere al figlio quanto sia stato desiderato, nonostante le difficoltà che i genitori hanno incontrato nel loro cammino verso il concepimento, facendolo sentire se possibile ancora più amato.

 

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