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Diastasi addominale: un problema comune dopo il parto

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di Francesca Rolle il
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Un problema di cui si sente parlare poco ma che, tuttavia, riguarda moltissime donne nel post partum. E’ la diastasi addominale che, nei casi più complicati, oltre a creare anestetismi, può essere alla base di non pochi disturbi fisici.

Cosa è la diastasi addominale?

La diastasi addominale consiste nel distanziamento che si crea tra le due fasce addominali per effetto dell’espansione dell’utero che dà origine al pancione. Da qui si deduce che la diastasi addominale è un problema piuttosto comune e fisiologico durante la gravidanza ma che dovrebbe regredire entro tre o quattro mesi dal parto. Spesso, invece, questo non avviene e la donna si ritrova a fare i conti con un problema cronico che, oltre a non giovare all’estetica, le crea disagi fisici.

Come riconoscere la diastasi addominale

Tornare ad avere il ventre piatto, anche dopo mesi dal parto, è un miraggio che solo poche mamme raggiungono. Un po’ di gonfiore o pelle in più sono normali ma il problema è evidente quando la pancia rimane flaccida e l’ombelico sporgente. Tipica di chi ha questo problema è anche una sorta di cresta  che si crea in corrispondenza della “linea alba” (la fascia scura che compare negli ultimi mesi di gravidanza e che divide il pancione longitudinalmente). Dolori alla schiena, al bacino e, nei casi più gravi, nausea, ernia epigastrica e incontinenza sono tutti sintomi della diastasi addominale.

Come curare la diastasi addominale

Può non essere facile riuscire ad arrivare alla diagnosi di diastasi addominale ma, quando si riesce, le strade terapeutiche sono due: riabilitativa e chirurgica. La prima si basa su sedute di fisioterapia o osteopatia, mentre la seconda consiste in una vera e propria addominoplastica,

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