Alimentazione

Devo andare incontro ai suoi gusti o no?

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di Carla Pistone il
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Dicevano gli antichi latini: “de gustibus non disputandum est”, cioè non si deve discutere dei gusti personali. Ma se non mettessimo in discussione i gusti dei bambini, potremmo finire per assecondare preferenze dannose per il loro organismo e il rifiuto degli alimenti indispensabili per la loro crescita e il loro benessere.

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Il problema è soggettivo e riguarda alimenti diversi a seconda del bambino, ma il caso più comune è rappresentato dal rifiuto delle verdure, che spesso il piccolo manifesta già a partire dalla fase dello svezzamento.

Ma vale la pena di insistere per fargli accettare particolari alimenti?

Certo, i micronutrienti contenuti nella verdura e nella frutta, già da soli,  giustificherebbero lo sforzo per farli gradire ai nostri bambini, perché sono importantissimi per la loro crescita e per aumentare i meccanismi di difesa del loro organismo; tuttavia, al momento dello svezzamento, è consigliabile evitare imposizioni e costrizioni e dare al bambino il tempo necessario per prendere confidenza con nuovi sapori, nuove consistenze e con i primi tentativi di masticazione; le loro preferenze quindi restano un criterio valido per guidare le scelte alimentari di questo delicato periodo.

La parola d’ordine dunque è gradualità: aggiungeremo un nuovo alimento a settimana, testando così non solo quanto quell’alimento piace a nostro figlio, ma anche se si manifestano intolleranze.

È poi vero che i cibi che riteniamo indispensabili possono essere preparati in tanti modi diversi, così che se da una parte risulta ingiustificata l’insistenza nell’imporre un alimento che il bambino rifiuta, dall’altra possiamo essere fiduciosi di superare il rifiuto di quell’alimento cucinandolo in un’altra maniera o accostandolo ad altri cibi.

Un’altra regola fondamentale è quella di introdurre i nuovi alimenti solo quando il bambino è in buona salute e quindi nelle migliori condizioni per adattarsi alle novità.

La strategia vincente per assecondare i suoi gusti e allo stesso tempo essere sicuri di garantirgli una buona alimentazione prevede infine di favorire la manipolazione del cibo da parte del bambino: tra i sei e gli otto mesi il piccolo comincia ad avere un discreto controllo delle sue mani e ad essere attratto dal cibo; toccarlo e manipolarlo gli serve per rendersi conto di cosa si tratta e di cosa ci si può fare. Rimandiamo a quando sarà più grande il tipico rimprovero “non si gioca con il cibo!”.

A proposito, ricordiamoci che con il cibo passiamo ai nostri piccoli anche le nostre scelte etiche e i nostri valori, le tradizioni familiari e locali. Dipende da noi e dal nostro esempio la corretta formazione del loro atteggiamento verso il cibo e la convivialità, l’inclinazione al rispetto per il cibo anziché al suo spreco; dipende da noi abituarli ai cibi industriali, con il rischio di esporli a intolleranze e allergie, oppure ad alimenti freschi e biologici in grado di assicurargli un maggiore benessere e le occasioni per assaporare gusti più gradevoli e naturali.

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