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Decalogo anti-capriccio per mamma e papà

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di Mara Martini il
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Fra il lavoro, la spesa e i minuti “mangiati” dagli spostamenti e dallo svolgimento delle mansioni domestiche non rinviabili, mamme e papà degli anni 2000 sono spesso a corto di tempo da dedicare ai loro figli, e per questa ragione, spesso pieni di sensi di colpa. E le cose sono destinate a complicarsi quando si tratta di  genitori separati. Peccato, perché sono proprio mancanza di tempo e sensi di colpa, in molti casi, a portare i genitori a commettere degli errori educativi che rischiano di rendere i bambini fragili, insicuri, e soprattutto viziati. È invece importante che già dall’anno e mezzo di vita dei figli, i genitori fissino e facciano rispettare alcune regole basilari.

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Ecco, ad esempio, dieci semplici “dritte” che, senza avere la pretesa di essere un manuale di istruzioni per genitori modello, possono servire a destreggiarsi nelle situazioni più ricorrenti, mantenendo la rotta in mezzo ai capricci dei pargoli. 

1) Proibire le attività pericolose (ex: aprire le finestre o uscire in balcone da soli) o quelle che possano produrre danni alla casa e agli oggetti della famiglia o di terze persone (scrivere sui muri, maneggiare computer e telefonini etc.); per quanto riguarda i più grandicelli, imporre precise regole di routine quotidiana, come quelle relative agli orari di pasti, sonno e tv, al lavaggio dei denti e così via.

2) Fare leva (senza esagerare) sui sentimenti nei confronti di mamma e papà. Far capire, cioè, ai bambini che certe loro disobbedienze ci provocano dispiacere.

3) Dire i No, quando serve. Quando le spiegazioni e la “leva affettiva” non sortiscono gli effetti desiderati, occorre allora essere fermi nel vietare o nel rimproverare il piccolo. Già dall’età di 1 anno e mezzo – 2, i bambini sono infatti in grado di riconoscere la gravità e la severità delle parole, del tono e dello sguardo. Se il capriccio continua, può essere utile spostare fisicamente il piccolo e cercare di distrarre la sua attenzione.

4) Ignorarlo se fa scenate. Alcuni bambini, molto tenaci nel capriccio, di fronte a un No mettono in atto delle vere e proprie sceneggiate, urlando e piangendo disperatamente e battendo i piedi, nella speranza di richiamare la nostra attenzione e farci “cedere”. In questi casi, è importante continuare a mantenere il punto, senza condiscendere alle sue richieste né sorridere compiaciuti della “bravata”.

5) Punire, quando serve. In caso di disobbedienza o di comportamento troppo “capriccioso”, non esitare a ricorrere al castigo. Ad esempio, lasciare il piccolo da solo in un angolo e dirgli che potrà tornare da mamma e papà solo quando si sarà calmato o avrà ammesso le sue colpe.

6) Riproporre a casa le stesse regole dell’asilo o della scuola. E non prendere sempre le parti di nostro figlio quando è punito dai maestri per qualche marachella commessa.

7) Instaurare una routine che favorisca il sonno. Contrariamente, però, a quanto veniva suggerito in passato, è meglio non lasciare piangere i bambini molto piccoli (fino a 2 anni) che si svegliano o non riescono a prendere sonno, per evitare di ingenerare in loro ansie e insicurezze; bisogna invece rassicurarli con la propria presenza e cercare di farli (ri)addormentare. Il passaggio dalla camera di mamma e papà alla cameretta deve avvenire con gradualità.

8) Insegnargli ad aspettare. Se nostro figlio ci domanda qualcosa (ovviamente non qualcosa di urgenza e importanza vitali) mentre siamo occupati in un’altra attività – ad esempio mentre parliamo al telefono, o stiamo terminando  un lavoro importante – è giusto che egli capisca di dover aspettare per ottenere risposta alle sue richieste. Imparerà così a rispettare gli altri e ad accettare le frustrazioni.

9) Lasciarlo giocare da solo. Se è importante che mamma e papà si trasformino all’occorrenza in fantasiosi compagni di gioco, è anche bene, però, che i piccoli imparino a divertirsi da soli: in questo modo acquistano autonomia e sviluppano l’intelligenza e la creatività

10) Non fare le cose al posto suo. Già a partire dai 2 – 3 anni, bisogna insegnare ai nostri figli ad assumersi le proprie responsabilità – come quella “tipica” di riordinare i giochi dopo averli usati e poi, da una certa età in su, lo svolgimento dei compiti scolastici. Non sostituiamoci ai piccoli nelle loro incombenze; semmai, quando richiesto, prestiamo loro il nostro aiuto.

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