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CROWDBIRTHING: QUANDO IL PARTO DIVENTA SOCIAL

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di Stella Ochaa il
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Il parto è un evento unico, intimo e prezioso da condividere con il partner o, al massimo, con la propria madre. Non sono della stessa idea molte mamme inglesi, che preferiscono condividere assieme ad amici e parenti il momento del parto.

Si tratta di una moda piuttosto recente, sbocciata in Inghilterra e diffusasi in diversi paesi anglosassoni. Il crowdbirthing, letteralmente “nascita nella folla”, prevede di rendere partecipi al parto fino ad 8 persone (oltre al papà) che potranno assistere, filmare, fotografare e postare in tempo reale sui vari social media la nascita del bebè.

In Italia tutto ciò non è ancora possibile, ma in diversi Paesi è diventata una pratica piuttosto diffusa, soprattutto tra le teenagers. Trasformare il parto in una vera e propria festa con amici, parenti e fotografi invitati ad assistere e documentare l’evento, potrebbe sembrare una vera e propria follia, soprattutto perché siamo abituati a pensare al parto come ad un momento intimo, privato ed estremamente delicato.

Nell’era di facebook, twitter, instagram e whatsapp c’è davvero così poco spazio per la sfera intima e personale? Siamo ormai abituati a condividere sui social qualunque cosa facciamo. Pubblichiamo le foto di quello che mangiamo e i selfie in costume da bagno mentre prendiamo il sole in vacanza, postiamo informazioni sul nostro stato sentimentale, ci geolocalizziamo così da far sapere a tutti dove ci troviamo e dunque, non c’è più alcun freno inibitorio nemmeno per quanto riguarda un momento “intimo” come il parto. Tutti devono sapere, vedere e condividere.

Benché il crowdbirthing sia stato accolto con grande entusiasmo tra i giovani e i numerosi social media addicted, le ostetriche e il personale sanitario non sono proprio dello stesso parere. Avere tanta gente intorno in un momento delicato come il parto potrebbe infastidire la puerpera ed i medici.

Bisogna considerare, poi, che non sempre il parto è un evento così piacevole: il dolore e la sofferenza della mamma potrebbero “urtare” la sensibilità di alcune delle persone presenti. Inoltre la stanchezza (ricordiamoci che il travaglio può durare diverse ore) o l’insorgenza di complicazioni durante il parto possono rendere necessario un intervento d’urgenza del personale sanitario, che potrebbe trovarsi ostacolato dalla presenza di tutte quelle persone attorno.

Chissà se il crowdbirthing arriverà mai anche in Italia; probabilmente si tratta solamente di una moda passeggera, una meteora destinata a spegnersi lasciando spazio ad una realtà più intima e privata di un momento tanto meraviglioso quanto delicato: il parto.

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