Fecondazione Assistita

Crioconservazione degli ovuli

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di Laura Pandolfi il
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Se state pensando di utilizzare la tecnica della crioconservazione per congelare i vostri ovuli e utilizzarli quando sarete pronte a dare alla luce un bambino, è bene sapere che questo è un metodo ancora sperimentale e che non è una procedura infallibile che garantisce la fertilità futura.

crioconservazione

Si stima infatti che, fino ai 35 anni di età, una donna che fa congelare i propri ovuli avrà circa il 50% di probabilità di rimanere incinta. Superata questa età i tassi di successo diminuiscono.

La procedura per la crioconservazione degli ovociti richiede prima delle iniezioni di ormoni per stimolare la produzione di ovuli multipli, e poi una procedura di recupero che consiste nell’aprire gli ovuli dall’ovaio attraverso l’uso di un ago lungo e sottile inserito in vagina con l’aiuto del controllo a ultrasuoni.

In Italia la crioconservazione degli ovuli è consentita ed è regolata dalla legge 40/2004, che allo stesso tempo vieta, tranne che in casi eccezionali, la crioconservazione di embrioni. Questo perché rimane la preoccupazione di preservare la vita umana sin dalle sue prime manifestazioni.

Nonostante all’inizio la pratica della crioconservazione degli ovuli abbia dato risultati sconfortanti, oggi con l’avanzare della ricerca e della sperimentazione, la situazione è molto cambiata.

L’ovocita è la cellula più grande del nostro corpo ed è costituito prevalentemente da acqua. Il congelamento tradizionale prevedeva una procedura graduale e lenta che comportava la formazione di ghiaccio nella cellula e ne andava a compromettere la funzionalità. Al contrario dello sperma, che non subisce danni dal congelamento, se non una ridotta mobilità. Oggi invece, con il sistema della vetrificazione, si immerge l’ovocita direttamente dell’azoto liquido, quindi il congelamento è rapidissimo ed i risultati sono paragonabili a quelli che si otterrebbero utilizzando ovuli “freschi”.

C’è però da sottolineare che la crioconservazione ha costi molto elevati e non tutti i centri hanno le stesse percentuali di successo. Per questo, prima di iniziare la procedura, si consiglia di chiedere al centro prescelto il tasso di bambini nati vivi con il loro programma di conservazione degli ovociti. Se si ottiene una risposta troppo vaga, è consigliabile guardare altrove.

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