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Cos’è la rinite gravidica?

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di Michela Gregoris il
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Sono passati alcuni mesi dalla notizia che siete incinte, e fra esami, ansie e disturbi “canonici” come le nausee non avete dato peso a una fastidiosa congestione nasale che vi accompagna da un po’. Niente di grave, ma potrebbe trattarsi di un disturbo specifico che va sotto il nome di rinite gravidica.

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Che cos’è la rinite gravidica?

Ne soffre quasi il 60% delle donne incinte ed è causata, guarda caso, dagli ormoni: l’elevata concentrazione di estrogeni e progesterone, infatti, provoca un’eccessiva stimolazione della mucosa nasale. Di qui la congestione nasale e il gonfiore. Nonostante la rinite gravidica nei mesi di gestazione tenda ad aggravarsi, è vero che subito dopo il parto solitamente scompare. Solamente nel 10% dei casi la rinite persiste, resistendo alle terapie mediche e richiedendo un intervento chirurgico risolutivo.

I sintomi

Sono abbastanza riconoscibili, anche se all’inizio possono venire sottovalutati, in quanto non particolarmente pericolosi: naso chiuso, dovuto all’aumento delle dimensioni dei turbinati (degli ossicini che si trovano all’interno del naso e che sono ricoperti di mucosa), eccesso di muco, diminuzione della percezione degli odori, voce nasale, prurito, starnuti. 

Quando è necessario intervenire chirurgicamente?

Quando, successivamente al parto, il disturbo non cessa, nemmeno a seguito di una terapia medica mirata, allora bisognerà intervenire chirurgicamente. Questo avviene in media nel 10% dei casi di donne incinte che soffrono di questo disturbo, mentre le altre vedono risolvere il problema in seguito al parto, spontaneamente grazie al riequilibrio ormonale o attraverso terapia.

Se invece il medico riterrà necessario intervenire chirurgicamente, allora la paziente si dovrà sottoporre a un’operazione che ristabilisca lo stato normale della mucosa nasale: l’obiettivo è quello di ridurre le dimensioni dei turbinati, che causano l’ostruzione respiratoria. L’intervento si può effettuare per via tradizionale, con un breve ricovero ospedaliero (due-tre giorni), attraverso turbinectomia parziale o decongestione sottomucosa. Oggi però è possibile intervenire anche con laser chirurgia, una tecnica innovativa, più rapida e piuttosto semplice con un decorso postoperatorio molto più agevole.

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