Bimbo

Come sopravvivere e affrontare la fase in cui tuo figlio dice sempre e solo no!!!!!

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di Chantal De Honestis il
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Il nostro piccolino cresce e noi, ad ogni suo tentativo di cominciare a parlare ci emozioniamo e chiamiamo amici e parenti per raccontargli del nuovo verso che ha imparato a fare.

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Ma non siamo ancora consapevoli che il nostro bambino si sta per trasformare in un piccolo mostro a sette teste che con fare deciso emetterà con una frequenza sconsolante e frustante il fatidico “NO”!!!

Intorno ai 2 anni, un bambino sviluppa un atteggiamento oppositivo sia verso i propri genitori che verso la realtà che lo circonda, la cosiddetta fase del no! E’ un periodo in cui il bambino dice “no” a tutto quello che gli viene chiesto o proposto, rifiuta le regole e frequentemente si oppone con capricci e crisi di collera alle più semplici richieste, anche quando le proposte sono piacevoli.

Gioca e si diverte a rifiutarsi di fare qualsiasi cosa, dal mangiare, a fare il bagno, a mettersi il pigiamino, a dover andare a letto e persino ad uscire.

Ahimè mamma e papà dovranno armarsi di santa pazienza dal momento che questa fase dura circa  un anno: bisogna perciò aver chiara la situazione e sapere come gestirla per non rimanere frustrati o peggio perdere troppo frequentemente la pazienza.

Questa cosiddetta “fase del no” è un momento fondamentale nello sviluppo psicologico del bambino in cui il piccolo comincia ad affermare la propria individualità, soprattutto nei confronti della mamma. Il no è uno strumento con cui manifestare la propria identità e la propria autonomia nel naturale processo di distacco dalla madre; figura che fino a quel momento ha rappresentato il suo rapporto con il mondo.

La fase del no è un momento inevitabile del processo di crescita del nostro piccolino, che deve essere rispettato sforzandosi di non esasperare lo scontro con un atteggiamento troppo rigido o con l’imporre regole eccessivamente severe. Molto frequentemente il nostro bimbo ricorre all’uso del “NO”  in modo meccanico, senza particolare convinzione, solo per vedere l’effetto che fa. Se la reazione della mamma è tollerante, è molto probabile che il no si trasformi in un si e che il bambino faccia spontaneamente quello che gli è stato chiesto. Al contrario, se la mamma prende di petto la situazione,  quella che è una tendenza passeggera, rischia di trasformarsi in un comportamento conflittuale più serio. Infatti,  anche l’oppositività si impara per imitazione. Se il bimbo sente continuamente dire di no a tutte le sue iniziative, se viene investito da una grande quantità di divieti e regole, troverà naturale reagire alla stessa maniera, rifiutando in blocco e d’abitudine ogni richiesta.

Con alcuni piccoli stratagemmi riuscirete a sopravvivere e ad uscire da questa fase nel miglior modo possibile. Innanzittutto cominciate voi a non usare troppo spesso la parola “NO”, cercate di sostituirla con frasi del tipo “non è possibile” fornendogli sempre una motivazione del perchè non è possibile. Per evitare che vostro figlio vi risponda no, proponetegli sempre un’apparente alternativa, lasciandogli credere che sia lui a decidere ( assodato che per cena mangerà pesce, lasciate che sia lui a decidere se lo vuole cotto con limone piuttosto che con i pomodori). In questo modo il bimbo si sentirà libero nella scelta avendo un’alternativa e allo stesso modo svilupperà un senso di cooperazione.

E’ importante che il vostro bambino si muova nel mondo delle regole ma, stabilitene poche ma ferme. Più regole avrà più gli verrà spontaneo contravvenirne alcune. Decidete quindi quali sono quelle che volete siano imprescindibili e quelle su cui invece si può sorvolare.

Infine, se il vostro bimbo sta giocando e deve interrompersi per un motivo valido,  evitate di farlo smettere di colpo, ma lasciategli il tempo necessario: avvisatelo 5 minuti prima di fargli cambiare attività.

Crescere un figlio si sa, è un esperienza meravigliosa ma altrettanto faticosa, soprattutto perchè quando sono piccini non possiamo aspettarci che abbiano gli strumenti di cui disponiamo noi grandi. La pazienza è perciò d’obbligo e soprattutto non mettiamo le cose sul personale, pensando che i primi no dei nostri figli siano un affronto nei nostri confronti, quanto teniamo ben chiaro che stanno crescendo e tentando di affermare se stessi.

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