La coppia post parto

Come rendo partecipe il papà

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di Giusy Ragni il
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La gravidanza è una condizione che vede da sempre come protagonista assoluta la futura mamma: in parte questo è più che giusto, è lei…la madre,  che ha con il bimbo un rapporto di simbiosi totale, fisica ed emotiva, ma anche il futuro papà vive i nove mesi con emozioni, ansie, domande e trepidazione. Di quello che “prova” il papà, forse ingiustamente, non ci si preoccupa troppo e l’uomo passa in secondo piano, sia come futuro padre che come compagno.

Ma  anche nel futuro papà scattano meccanismi psicologici, fin dal primo momento, cioè da quando la coppia scopre che il test è positivo: il pensiero maschile ricorrente e immediato va al bambino già nato, il neo papà cerca di immaginare come sarà suo figlio e come influirà il suo arrivo nella vita di ogni giorno; la condizione nuova  nell’uomo durante la gravidanza non è facile da assimilare, mentre per la mamma il contatto si stabilisce in modo naturale con il futuro nascituro, il papà deve impegnarsi un po’ di più, non avendo un contatto fisiologico con il piccolo, se non a nascita avvenuta.

Per questo motivo la tendenza negli uomini, dopo l’entusiasmo iniziale è quella di vivere la gravidanza della compagna in modo distaccato, escludendosi già in modo spontaneo e  inconscio; questa reazione in pratica è una specie di “protezione” messa in atto per non soffrire di una possibile esclusione da parte della compagna. Per questo le mamme in attesa devono infondere nel compagno la voglia di essere partecipe, condividendo con lui gli aspetti che gli sono sconosciuti del meraviglioso viaggio che durerà nove mesi e che sarebbe opportuno fare assieme.

Il papà deve essere coinvolto in ogni evento che riguarda il piccolo che cresce giorno dopo giorno nel ventre materno, deve conoscere, attraverso un dialogo continuo le sensazioni, i disagi, le gioie e le difficoltà che nascono dal portare una creatura nel grembo, deve sentirsi pronto ad essere collaborativo e allo stesso tempo deve poter assaporare il gusto e la gioia di avere un figlio in arrivo attraverso gli occhi, i pensieri, il corpo e le emozioni materne.

I nove mesi devono essere anche una specie di tirocinio che serve a preparare i futuri genitori ad accogliere il nuovo arrivato e a crescerlo assieme, i circa 270 giorni della gestazione danno il tempo di riflettere e di accettare il passaggio naturale da ” figli” a “genitori” e questo soprattutto nell’uomo è un cammino più complesso. Poi dal momento del parto,  il futuro papà, deve essere reso partecipe anche delle fasi “materiali” della nascita: le prime doglie, il travaglio, il parto e finalmente la conoscenza con il proprio bambino.

Il coinvolgimento deve continuare anche tra le mura domestiche, per tutti quei bisogni che il neonato manifesta e che fanno parte delle cure che necessita: il bagnetto, la preparazione del biberon, le passeggiate, cullare il bimbo, comperare per lui i prodotti necessari e specifici, il cambio del pannolino, il gioco, e prima fra tutte il momento dell’allattamento al seno. Ogni volta che è possibile allattate il vostro bambino al seno con accanto il vostro compagno, chiacchierando e coccolando il piccolo, questo gli farà capire che non è  escluso dalla nuova condizione che state vivendo e che desiderate dividerla con lui.

Non sgridate il papà se è maldestro e impacciato e non impeditegli di occuparsi del bimbo per questo motivo, ma affiancatelo, insegnateli con dolcezza come prendersi cura di vostro figlio. Un comportamento errato da parte vostra può provocare sofferenza nel vostro compagno e rovinare il vostro rapporto.

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