Parto

Come prepararsi al momento del parto?

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di Serena Pace il
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Sei arrivata alle ultime settimane di attesa, stai vivendo giornate piene di emozioni, talvolta anche contrastanti come la gioia della maternità contornata dalla paura del parto; Il conto alla rovescia è iniziato, ora bisogna solo capire come prepararsi al parto.

E’ importante non ridurre i preparativi agli ultimi giorni, bisogna arrivare al parto nel modo più rilassato possibile, per questo si sfruttano le ultime settimane, per iniziare controlla gli articoli per il bambino e acquistate ciò che manca.

Se hai un giardino o degli animali domestici, assicurati che durante la tua assenza ci sia qualcuno a occuparsene.

Prepara la borsa per l’ospedale e continua a fare il tuo esercizio prenatale (praticare yoga, camminare, nuotare …).

Quando prepari la borsa, insieme alle pantofole e gli abiti per l’ospedale, non dimenticare un reggiseno per l’allattamento; potrebbero servirti anche accessori come caricabatterie per cellulari e fotocamera.

Per prepararsi al parto bisognerà essere pronte ad affrontare l’eventuale dolore; consulta il tuo medico e chiedigli di informarti sui vari metodi di gestione del dolore, questo non include solo farmaci ma riguarda soprattutto la postura, massaggi, respirazione ed esercizi.

Normalmente quando prendiamo accordi nell’ospedale o nella clinica che abbiamo scelto per partorire, ci danno anche un foglio con l’elenco di cose che occorre portare al momento del ricovero; la lista può variare leggermente a seconda della struttura.

Occorre anche valutare e modificare la lista a seconda che prevediamo un parto facile o un più complesso.

Se non ci sono intoppi, abbiamo bisogno del necessario per un ricovero di due giorni che possono diventare sette per possibili imprevisti.

Stabiliti tutti questi aspetti “materiali”, occupiamoci di arrivare anche psicologicamente “pronte” al parto.

Fondamentale è essere consapevoli; la differenza tra l’ignoranza e la consapevolezza sta nella preparazione.

Le donne vedono il parto con terrore, come un momento a sé che devono affrontare per forza (meglio se addormentate), come se non competesse a loro…

Infatti, da una parte la medicalizzazione selvaggia del parto le ha convinte di non essere capaci di partorire, dall’altra quando si parla con altre donne ci si sente dire che tanto è questione di fortuna, che non ci si può far niente, che tutte hanno partorito e che al limite, se proprio non ci riusciamo, in un modo o nell’altro il bambino “ce lo tirano fuori”.

Non è vero!

Il momento del parto non è a sé:  è un evento che ha “un prima” ed  “un dopo”, ed ognuno di questi momenti si influenza a vicenda.

Chi ha avuto una gravidanza consapevole e si è preparata in modo completo al parto, sicuramente avrà un buon parto e certamente non avrà grossi problemi di relazione col proprio bambino.

Il parto ci coinvolge completamente, perché rappresenta simbolicamente la nostra rinascita, è un’esperienza di grande intensità, di trasformazione, presenta anche aspetti terapeutici: durante il parto si rivivono infatti le esperienze di perdita, dolore, separazione vissute nella propria vita e si rielaborano, si integrano e, se si è preparate, si possono aggiustare e concludere in modo positivo, creativo e competente, lasciandoci grande soddisfazione, energia, autostima, con un’immagine di noi stesse rielaborata e rafforzata, e la consapevolezza di essere capaci e competenti.

La preparazione al parto comincia da lontano, dalla nostra infanzia e dalla nostra educazione, dal rapporto che abbiamo con il nostro corpo, con i nostri genitori, dall’idea che ci siamo fatti in proposito.

Teoricamente, in una società ideale, la donna non dovrebbe avere bisogno di essere preparata al parto: dovrebbe essere infatti una persona centrata, senza contratture significative, consapevole del proprio posto nel mondo, in grado di accettare il proprio ruolo, con la capacità di controllare le proprie emozioni (che non significa negarle) e con buoni rapporti con il proprio partner, la propria famiglia, i propri simili, il mondo.

Forse a questa idealità ci arriveremo, ma per ora, nella società in cui viviamo, c’è un gran bisogno di conoscenza e consapevolezza.

Un’adeguata preparazione al parto ne implica anche una psicologica:

Aver cercato un bambino non significa automaticamente di averlo accettato, essere adulti non significa automaticamente aver risolto i nostri conflitti interiori, cercare di non pensare non significa aver fatto pace con nostro passato.

Ci sono persone che hanno avuto una bella infanzia, dei bravi genitori, e che possono dirsi delle persone psicologicamente sane.

Tutti hanno dovuto affrontare difficoltà, eventi inaspettati o sgraditi; prepararci psicologicamente significa chiederci cosa significa per noi essere genitori ed essere adulti.

Significa lavorare sul rapporto con il nostro partner e con la nostra famiglia, significa esaminare che tipo di genitori abbiamo avuto, come l’educazione che abbiamo ricevuto ci abbia forgiato, che persone siamo, se ci piacciamo, se desideriamo migliorare.

Essere genitori è un lavoro di grande responsabilità e dobbiamo perciò essere davvero adulti prima di potercelo permettere; chi dice di crescere assieme ai figli, ai figli darà sicuramente tanto, ma non dei genitori.

 

 

 

 

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