Bimbo

Come aiutare mio figlio a socializzare

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di Chantal De Honestis il
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Avete mai notato che ci sono alcuni bambini che fanno fatica a sentirsi parte di un gruppo e che preferiscono giocare da soli?
Qual’è il ruolo che noi genitori dovremmo avere, incoraggiarli, spingerli verso gli altri o lasciare che se la cavino da soli?

Ricordiamo che fino all’anno di vita il mondo del bambino ruota attorno a mamma e papà e la sua necessità di socializzare è pressoché nulla. Dopo l’anno le cose tendono a cambiare e lentamente nasce in lui il bisogno di confrontarsi e relazionarsi. E più cresce e il linguaggio si sviluppa, più le relazioni tendono a rafforzarsi.

L’inizio dell’asilo è un importante fase nella socializzazione dove il piccolo si trova senza i propri consueti punti di riferimento in un mondo fatto tutto di “nanetti” come lui. E’ ovvio che se l’asilo favorisce la socializzazione, molto però dipende dal carattere del piccolo. Ci saranno bimbi che non avranno alcun problema a inserirsi mentre per altri, timidi e introversi, ci vorrà un po’ più di tempo e fatica.

I genitori spesso, davanti a questa situazione, facendo confronti tra i propri figli e quelli più socievoli, si spaventano e vanno in crisi cominciando ad interrogarsi sul da farsi.

In realtà bisogna ricordarsi che per un bambino trovarsi in un ambiente a misura di bambino, fatto di bambini, è diverso dal mondo in cui si è trovato fino a poco prima, fatto a “SUA” misura, dove probabilmente l’unico bambino era lui. Questo comporta per lui una situazione in cui non si trova più al centro dell’attenzione, dove tutto non gira attorno a lui e dove le regole sono diverse. In questa nuova situazione il piccolo deve imparare a confrontarsi con un suo pari e non con un adulto, che, seppur severo, ha un atteggiamento conciliatorio, cosa che non ha un bambino.

Ogni bimbo ha i propri tempi, c’è chi si integra senza problemi chi invece ha bisogno di studiare la situazione.

A ben pensarci se ci troviamo in un gruppo di adulti, potremo osservare come alcuni di loro saranno molto socievoli e di compagnia, altri magari inizialmente saranno schivi e silenziosi per poi aprirsi con il tempo. Per i bambini è la stessa cosa. E così come non pensate di consigliare all’adulto introverso e schivo un buon medico che lo aiuti ad aprirsi, non c’è motivo di andare in ansia se un bambino è un po’ come un “Diesel”.

Se vogliamo aiutare il nostro cucciolo, evitiamo di adottare quell’antipatico e quanto mai sbagliato atteggiamento del fare paragoni e confronti con cose del tipo “hai visto come è bravo lui che gioca con altri bimbi, fai come lui…

Quello che otterremmo è di fargli credere che lui è cattivo e mineremo maggiormente la sua autostima facendolo sentire inadeguato.

Se lo vogliamo spingere verso gli altri bimbi, incuriosiamolo per esempio facendogli notare qualche particolare simpatico e bello dei bimbi che lo circondano, facendo leva su questi aspetti per farlo avvicinare.

I bambini, nonostante il linguaggio limitato, hanno una grandissima percezione delle emozioni e dei sentimenti che li circondano, anche se non espressi. Anche se non lo manifesterete apertamente, il vostro bambino capirà se siete in ansia e preoccupati per questo suo modo di essere. Solo che non avendo ancora gli strumenti per rielaborare, il vostro cucciolo, capirà che c’è qualcosa che non va, che non gli torna, e questa cosa non farà altro che farlo chiudere ancora di più.

Un bimbo è in continua evoluzione, quello che era ieri non sarà domani. Diamogli e datevi tempo prima di pensare che c’è qualcosa di patologico nel vostro bambino. E’ ovvio che voi genitori possiate essere dispiaciuti del fatto che vostro figlio si trovi in una situazione di sofferenza e fatica nell’instaurare rapporti di socializzazione. E’ solo che lui ha il suo carattere e i suoi tempi, e vanno rispettati. Questo è il modo migliore per aiutarlo.

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