Bimbo

Come addormentare un neonato

Foto del Profilo
di Chantal De Honestis il
Commenti (0)

Il sonno dei bambini è spesso fonte di ansie per i genitori; trovarsi ad  essere sconvolti da notti insonni è senz’altro uno degli ostacoli più duri e difficili da affrontare  e si fatica a vedere la luce in fondo al tunnel, luce che prima o poi arriva inevitabilmente, perché le cose migliorano sempre!

mamma-bimbo

Ognuno di noi avrà immagazzinato un lungo elenco di consigli e suggerimenti, avrà una libreria piena di libri dedicati e avrà surfato in lungo e largo nella rete alla ricerca della ricetta magica per garantire al proprio bebè una lunga notte di sonno.

E’ abbastanza naturale che un bimbo appena nato abbia difficoltà a dormire senza interruzioni, non dobbiamo dimenticare che per nove mesi si è trovato in un ambiente del tutto diverso. Quando viene al mondo sarà privato della luce attenuata, calore e contenimento dell’utero, nonché del morbido dondolìo prodotto dal movimento della madre. Non c’è quindi da stupirsi che sia spesso più nervoso, fragile ed abbia problemi a tranquillizzarsi.

Da sempre e in qualunque parte del mondo si è cercato di aiutare il neonato ricreando il più possibile un ambiente tranquillizzante, almeno dalla nascita ai primi mesi  di vita, e gradatamente abituarlo al nuovo ambiente ricorrendo a  fasciature, culle, ninnenanne ripetitive, suoni sussurrati, e uso di ciuccio.

La fasciatura è qualcosa che serve nei primi mesi di vita ad aiutare il piccolo a superare la transizione tra un ambiente raccolto come quello delle pareti uterine, ad un mondo esterno in cui si può sentire sperduto.

Cullare ritmicamente il bambino, o in braccio o con l’ausilio di amache o cullette, ha quasi sempre un effetto tranquillizzante per il neonato.

Fargli ascoltare suoni che ricordino quelli che sentiva nell’utero. Come  consiglia Tracy Hogg nel Linguaggio segreto dei neonati ripetere “Ssshhhh, ssssshhh” anche a voce alta è molto utile. Questo suono infatti ricorda il suono prodotto dal sangue ad ogni battito cardiaco della madre.

Il riflesso di suzione poi è per i neonati un potentissimo calmante.

Questi primi suggerimenti sono chiaramente validi per i neonati e non è detto che il bebè una volta cresciuto un po’ non abbia imparato a dormire senza problemi. Ma se questo non dovesse succedere non scoraggiatevi, è abbastanza frequente.

Ci sono una infinità di teorie di tutti i tipi che ci forniscono i metodi per affrontare le notti insonni. Tutti, tendenzialmente, cercano di risolvere il problema con l’idea che possiamo insegnare ai nostri bambini come fare la nanna, fin da piccoli. Alcuni sono frutto di studi scientifici, altri di tecniche sperimentate.

Molto spesso poi, il buon senso, senza il ricorso ad eccessiva rigidità e assolutismo è il segreto per dare al proprio pargolo il giusto riposo. Persino andare per tentativi può aiutare. Riuscire ad adattare una teoria al proprio bambino, tenendo in considerazione le sue abitudini, il suo carattere e le proprie esigenze aiuta ancora di più la mamma ad ottenere risultati migliori.

E’ utile fare una panoramica in quelli che sono i metodi maggiormente utilizzati.

Molto divertente e di grande utilità è il libro “Fate la nanna” del Dott. Estevill. Il Dottore sostiene che il nostro bambino possa imparare a dormire da solo grazie al nostro aiuto nel giro di pochi giorni; con alcune semplici mosse possiamo accantonare per sempre il problema sonno.

Questo metodo prevede la messa in atto di una routine da dare al nostro bambino, sempre uguale, senza cambiare neanche una virgola. Cosa importante poi, è che, aiutato dalla routine e da qualche altra piccola regola, si lascia che il bambino si addormenti da solo. Il concetto è che il bambino assocerà tutti i momenti della routine all’ora della nanna. All’inizio la routine purtroppo non sarà sufficiente, è probabile che il bambino sia abituato all’intervento dei genitori ad ognuno dei suoi risvegli notturni, e quindi, bisognerà procedere pian piano lasciandolo piangere per periodi di tempo sempre più lunghi (la prima volta 2 minuti, poi 4, poi 8, poi 10 etc) confortandolo ma senza prenderlo in braccio né toccarlo.

Estivill ritiene che un po’ alla volta il bambino capisce che il genitore c’è sempre e comunque, anche se non è nella stanza con lui. Questo lo rassicurerà e lo aiuterà a dormire serenamente.

Come è normale che sia un genitore non riesce a restare inerme di fronte al pianto del proprio figlio.

Dello stesso avviso è il dottor Richard Ferber, autore di “Solve Your Child’s Sleep Problems”, che riferendosi a questo approccio molto utilizzato e apparentemente spietato, consiglia di non utilizzarlo con i bambini di età inferiore ai sei mesi.

Raccomanda infatti ai genitori di non lasciare il bambino completamente da solo, ma di confortarlo periodicamente, senza però prenderlo in braccio, assicurandosi che abbia vicino il suo oggetto transizionale, accarezzarlo delicatamente, dicendogli che gli si vuole bene ma è tempo di dormire, e uscire dalla stanza. Importante, non accendere la luce, non trattenersi a lungo e trattenersi dal prenderlo in braccio. La prima notte, è preferibile aspettare cinque minuti prima di avvicinarsi alla culla, la seconda notte dieci minuti, e così via.

Alcune teorie scientifiche ritengono sbagliato il metodo. Sostengono infatti che il pianto sia sempre un’indicazione di stress e di disagio emotivo e per questo va risolto con il conforto e con un accudimento da parte dei genitori.

Di pensiero opposto è il cosiddetto Attachment parenting, dove la risoluzione di tutti i bisogni dei bambini, compresa la necessità di dormire, avviene grazie all’attaccamento e la rassicurazione: allattamento a richiesta anche di notte e nanna nel lettone rientrano in questo stile di maternità. Anche in questo caso ciascun genitore potrà far proprio il metodo in molti modi, con un proprio stile.

È normale che i bambini si sveglino di notte e lo faranno in misura minore se troveranno ciò che cercano, la presenza della madre pronta al conforto e all’accudimento. I neonati solo se realmente appagati si abitueranno a dormire senza interruzioni. E’ indiscutibile che questo metodo comporti uno stress non indifferente per la madre il cui sonno sarà spesso e volentieri interrotto, oltre a creare reali problemi di coppia.

Esiste poi un terzo metodo che sembra essere un buon compromesso tra i due sopra esposti è quello di Tracy Hogg che spiega nel libro “Il linguaggio segreto dei neonati”.

L’obiettivo è quello di insegnare ai bambini a dormire in modo indipendente e ai genitori a capire com’è il sonno dei loro figli.

Anchela Hogg parla di ritmi e di routine ma se il bambino piange o si sveglia consiglia di prenderlo in braccio e calmarlo sempre nello stesso modo, rassicurandolo per poi aiutarlo a riprendere sonno. Questo secondo la scrittrice dovrebbe portare il bambino a trovare il proprio ritmo di sonno senza più interruzioni continue.

Un aspetto su cui buona parte delle teorie insiste, compresa la Hogg, è di mettere a letto il bambino quando è ancora assonnato e non addormentato. Questo per due ordini di ragioni. La prima perché se è ancora sveglio, e si sente coccolato, il bambino potrà associare l’addormentarsi con tali sentimenti. La seconda è perché un eventuale risveglio notturno non lo faccia sentire disorientato trovandosi in un ambiente diverso da quello in cui si è addormentato. Un utile esempio che viene fatto è di pensare a come ci sentiremmo noi se ci addormentassimo nel nostro letto e ci risvegliassimo in giardino.

Non dobbiamo dimenticare che ogni bambino è un individuo a sé e ogni famiglia ha esigenze diverse. Quindi non esiste una regola universale che potrà andar bene per tutti. Ognuno di noi dovrà adottare quella che ritiene più congeniale.

 

Hai trovato utile questo articolo?
VOTA

Commenti

commenti