Educare un figlio

Co-sleeping. Una nuova ricerca dice no

Foto del Profilo
di Francesca Rolle il
Commenti (0)

Il Co-sleeping, ovvero l’abitudine di condividere il lettone tra genitori e figli, ha sempre diviso i pareri. Negli ultimi anni, a dire il vero, in molti lo hanno sostenuto ma ora una ricerca lo sconsiglia in quanto ritiene che possa dare “dipendenza”.

I vantaggi del co-sleeping

Negli anni in cui l’allattamento a richiesta la fa da padrone, il co-sleeping è diventato quasi necessario: il bambino può ciucciare senza nemmeno svegliare la mamma. Anche se alcuni lo sconsigliano nei primi mesi per il rischio di soffocamento e di schiacciamento del neonato, sono ancora tanti i pareri a favore, soprattutto sul fronte ostetrico, in nome di una maggior possibilità di rafforzare l’autostima ed il senso di sicurezza del piccolo.
Anche l’allattamento viene favorito e dura più a lungo e, secondo la psicologa perinatale Alessandra Bortolotti, dormire nel letto di mamma e papà, per i bambini non è un vizio ma una necessità.

La ricerca contro il co-sleeping

Uno studio pubblicato sul Junior Affective Disorder afferma che i bambini che hanno dormito a lungo con i propri genitori, hanno maggiori possibilità di sviluppare, in adolescenza e in età adulta, problemi di ansia e depressione.
Secondo la psicologa dello sviluppo Anna Oliverio Ferraris, l’ideale sarebbe far dormire il piccolo nella propria culla, in camera dei genitori, fin dai primi mesi, per poi spostarlo nella propria cameretta prima dell’anno.
Il piccolo deve avere la propria indipendenza nel dormire ma alcune eccezioni possono essere concesse in caso di malattia del bambino o in occasioni speciali.
Solo così, dormire insieme può diventare una gioia e non una necessità.

Loading...
Bio
Ultimi Post
Foto del Profilo
Hai trovato utile questo articolo?
VOTA

Commenti

commenti