Dal sesto al nono mese

Ci sono cibi che posso reintegrare negli ultimi mesi di gestazione?

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di Chantal De Honestis il
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Con il sopraggiungere della gravidanza arrivano un sacco di privazioni alimentari: no a questo, no a quello, addio all’adorato panino con il salame e all’amatissimo prosciutto crudo e via discorrendo.

California rolls sushi

Come prima cosa vi sentirete dire che in gravidanza è necessaria una corretta e sana alimentazione per poter soddisfare le esigenze del vostro piccolo.

Fondamentalmente, apportare una serie di rinunce e restrizioni è da imputarsi al fatto che in gravidanza ci sono molti cambiamenti ormonali che causano variazioni anche a livello immunitario, esponendo più facilmente la futura mamma al rischio di infezioni.

Quindi non si tratta di privazioni al fine di non ingrassare, quanto a evitare di contrarre infezioni che possono anche essere molto pericolose.

Sono principalmente tre i batteri pericolosi che si possono contrarre: Listeria monocytogenes, Salmonella Campylobacter e infine Toxoplasma gondii.

E così il vostro medico vi toglierà i formaggi molli e semimolli (gorgonzola, brie, camambert..) e latte crudo, perchè potrebbero contenere la Listeria monocytogenes , il batterio che causa la Listeriosi.

Assolutamente vietati i molluschi crudi e le ostriche, portatori di Salmonella Campylobacter e il virus dell’epatite A. Stesso discorso per carne e uova crude.

Tra le altre cose la carne cruda e affumicata (compresi gli insaccati) vanno esclusi nel caso in cui le analisi del sangue abbiano confermato la recettività alla toxoplasmosi.

Indipendentemente dalla toxoplasmosi, la carne cruda o affumicata è comunque portatrice di Listeria.

Sono tutti batteri che se trasmessi al feto, soprattutto nella fase di sviluppo, possono portare anche a gravi conseguenze.

Il neonato, infettato dal Toxoplasma gondii, potrebbe presentare quelle patologie che formano la cosiddetta tetrade di Sabin, caratterizzata da calcificazioni endocraniche, idrocefalo, corioretinite e convulsioni.

E’ bene evitare anche alcuni tipi di pesce, come il pesce spada, che possono contenere elevate concentrazioni di metilmercurio, molto pericoloso perché può provocare danni a carico del sistema nervoso centrale del bambino, che risulta essere ancora in fase di sviluppo.

L’infezione da salmonella di solito colpisce l’intestino, causando vomito, febbre e altri sintomi che si risolvono di norma senza alcuna terapia.

Si distinguono due tipi di infezione, tifoidee (responsabili di febbre tifoide da Salmonella Typhi e Paratyphi) e non tifoidee (salmonellosi minori) il cui decorso è principalmente a carico del sistema gastroenterico.

La salmonellosi, se contratta in gravidanza, non si trasmette direttamente né del feto né della placenta. Questo non vuol dire che non ci siano rischi per il feto, in particolar modo in caso se si tratta di infezione batterica tifoidea. L’infezione può compromettere lo sviluppo fetale a causa dell’aumento della temperatura corporea, della mancanza d’ossigeno e delle alterazioni metaboliche indotte nella madre; nei casi più gravi può provocare nascita prematura o persino la morte intrauterina.

Contrarre la Listeria può comportare aborto spontaneo o parto prematuro, morte in utero o infezione del feto. Tra i neonati, che hanno contratto l’infezione dalla madre, il tasso di mortalità è piuttosto elevato, e la malattia si manifesta sia sotto forma di polmonite che di meningite. Anche quando l’esito della malattia non è fatale, il neonato ha comunque il rischio di subire danni neurologici a lungo termine e sviluppo ritardato. Gli effetti per fortuna possono essere anche leggeri e non necessariamente pericolosi o letali come perdita di appetito, vomito, irritazione epidermica.

Le leggende sul fatto che si possano reintegrare o meno gli alimenti eliminati si sprecano. Alcuni medici sottovoce sostengono che nell’ultimo trimestre si possano fare dei piccoli strappi alle regole dal momento che il feto si è quasi completamente formato.

Sta di fatto che tutti sono d’accordo nell’affermare che fino al parto è bene continuare ad avere tutte le precauzioni alimentari necessarie a proteggere il nostro piccolo da qualsiasi rischio.

E’ anche vero che sempre più spesso i ginecologi sostengono che per i cibi portatori di toxoplasma si posso mangiare a condizione che questi siano prima congelati: la temperatura che il cibo deve raggiungere per uccidere il batterio è di -20°.

Peccato che non tutti i congelatori casalinghi arrivino a queste temperature.

Meglio ancora se la temperatura viene raggiunta attraverso un abbattitore, un congelatore molto potente che permette di raggiungere temperature molto basse capace di uccidere molti batteri.

Proprio grazie all’uso dell’abbattitore si potrebbe anche pensare di mangiare cucina giapponese, sushi e sashimi (tranne che quello di sgombro, squalo e pesce spada). E non esagerare con quello di tonno a causa della presenza di metilmercurio).

Il rischio del consumo di pesce crudo è dato dalla presenza di un parassita chiamato Anisakis.

Ci si dovrebbe assicurare innanzitutto che il sushi sia preparato con pesce di alta qualità, che sia stato congelato per almeno 24 ore a temperature inferiori a -20 °C(processo di abbattimento). Per legge il pesce crudo prima di essere consumato deve essere sottoposto a trattamento tramite l’uso dell’abbattitore. Quindi, se proprio non si può rinunciare ad un buon piatto di sushi, meglio consumarlo in un ristorante di fiducia che sappiamo garantire tutta la sicurezza del caso.

In sostanza, vero o meno che con il procedere della gravidanza il feto è sempre meno a rischio di infezioni batteriche, vista la delicatezza dello stato “interessante”, sarebbe forse meglio evitare di reintegrare gli alimenti non consentiti, sino a parto avvenuto. 

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