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Carenza di ferro tra le cause del deficit dell’attenzione e iperattività

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di Mara Martini il
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Un recente studio mette in evidenza un possibile legame tra una bassa concentrazione di ferro nel sangue e i disturbi dell’attenzione. Se così fosse, l’alimentazione del bambino affetto da AHDH potrebbe giocare un ruolo chiave nella lotta alla patologia.

La Sindrome da Deficit di Attenzione Iperattività, comunemente nota con l’acronimo ADHD, è un disturbo psico-neurologico complesso, che si stima colpisca una percentuale compresa fra il 5 e il 7% dei giovani di età inferiore ai 18 anni – con prevalenza fra i bambini di scuole elementari e medie – e può associarsi con altri disturbi quali: depressione, ansia, dislessia e disgrafia, tic nervosi etc..

A parlare di una possibile relazione tra i disturbi dell’attenzione e ferro è un gruppo di scienziati della Medical University of South Carolina di Charleston che, dopo aver comparato un gruppo di bambini e adolescenti affetti da ADHD , in cura con farmaci stimolanti e non, con altrettanti ragazzi sani ha dedotto che potrebbe esservi la carenza di ferro tra le cause del deficit dell’attenzione e iperattività. 

I sintomi più caratteristici dell’ADHD, come si capisce dal nome, sono principalmente di due ordini: quelli riconducibili al deficit di attenzione, grande distraibilità, difficoltà a concentrarsi su un singolo compito per volta, mancanza di coordinazione e lentezza dei movimenti etc; e quelli relativi all’iperattività, come difficoltà a stare fermi per lungo tempo, impazienza, impulsività di azioni e reazioni, incuranza delle regole sociali, di solito mescolati insieme e interdipendenti gli uni dagli altri.

Le conseguenze più pesanti della patologia sono i disagi incontrati nello studio dai bimbi colpiti e le loro difficoltà di integrazione sociale. Negli Stati Uniti e nel mondo occidentale in genere, la sindrome è solitamente trattata con farmaci psicostimolanti che agiscono sulla dopamina – con risultati mediamente buoni. Ciononostante, sono molte le voci discordanti, soprattutto per via dei rischi che comporta la somministrazione ai bambini piccoli di farmaci psicoattivi, non ancora completamente studiati e prevedibili. Alla cura farmacologica sono, inoltre, spesso associate terapie psicologiche e comportamentali, ma in tutti i casi la cura agisce sui sintomi dal momento che non sono ancora note tutte le cause della patologia; si parla certamente di una base genetica, ma potrebbero essere ugualmente importanti fattori ormonali, ambientali, e infine nutritivi-metabolici.

A tal proposito la ricerca della Medical University ha fatto notevoli passi avanti: al termine dello studio, infatti, si è scoperto che il cervello dei bambini iperattivi mai trattati con farmaci presentava livelli di ferro sensibilmente più bassi rispetto a quelli riscontrati sia nei bambini sani sia nei bambini iperattivi curati con farmaci.

Sulla base di questi risultati, che comunque sembrano confermare la validità delle terapie farmacologiche, si potrebbe anche pensare, nell’ottica di un approccio integrato, di calibrare opportunamente la dieta alimentare del bambino affetto da ADHD, in modo da introdurvi significative fonti di ferro naturalmente sempre e soltanto dietro consiglio medico.

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