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Capire i nostri bimbi dallo sguardo

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di Chantal De Honestis il
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E’ proprio vero, uno sguardo vale più di mille parole, soprattutto quando si parla di bambini, le cui capacità dialettiche non sono ancora o del tutto sviluppate.

In un mondo sempre più tecnologico e poco interattivo da un punto di vista fisico, si corre il rischio di non sapere più cogliere, al di là delle parole, i messaggi di chi abbiamo di fronte e che passano per lo sguardo! Perché il nostro bambino abbia una crescita sana, non concentriamoci solo sul suo appetito, se ha caldo o se ha freddo, concentriamoci se la prima fonte di nutrimento è corrisposta: il bisogno d’amore attraverso lo sguardo!

La meraviglia del mondo dei bambini è che non hanno sovrastrutture, non hanno ancora alzato barriere protettive e questo comporta la loro incapacità di filtrare le emozioni e i sentimenti che manifestano attraverso lo sguardo.

Pensate ad un bambino che ha fatto una marachella, sgridandolo la sua reazione sarà quella di abbassare lo sguardo o comunque certamente evitare il vostro. In questo modo il piccolo ci sta manifestando di sapere che ha fatto qualcosa che non doveva, ci fa capire il suo imbarazzo e disagio.

Avete mai fatto caso a quando un bambino che fa qualcosa di nuovo ha come prima reazione quella di cercare con lo sguardo la mamma o il papà in cerca di approvazione???!! E di come, in risposta, ricambiate con un sguardo di assenso, lo renda felice e sorridente??!!!

Nella prima infanzia è fondamentale lo sguardo materno, che da al piccolo l’opportunità di sviluppare un proprio spazio-Io, la propria interiorità, la possibilità di capire le cose.

Due maestri della psicanalisi quali Lacan e Winnicott, si sono concentrati molto sull’importanza dello sguardo materno nella fase infantile per l’affermazione di sé, per la propria autostima.

Secondo Winnicott se la mamma è capace di dialogare con il bambino gli fornirà non solo un nutrimento biologico ma anche un nutrimento psichico. La capacità di dialogare di cui parla Winnicott è lo sguardo; il volto della madre, quale precursore dello specchio, è alla base della propria esistenza nello spazio e nel tempo.

Il mondo frenetico in cui viviamo ci fa essere inevitabilmente un po’ distratti, concentrandoci solo sulle cose palesemente manifestate quali ad esempio un pianto o un capriccio, piuttosto che le cose apparentemente invisibili e silenziose quali gli sguardi.

Lo sguardo rientra in quello che viene definito linguaggio non verbale, e non per questo meno importante. Molto spesso, i bimbi che vivono emozioni negative, non lo comunicano attraverso la parola ma proprio con il linguaggio non verbale.

Perché quello che si dice, che lo sguardo è lo specchio dell’anima è proprio vero, soprattutto per i bimbi!

 

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