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Baby cooling

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di Valentina Molinero il
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Fino a qualche anno fa il parto era davvero un avvenimento pericoloso, tantissime madri morivano dando alla luce i propri bambini e altrettanti neonati morivano proprio nel momento in cui avrebbero dovuto cominciare a vivere. Fortunatamente lo sviluppo della medicina, le nuove tecniche e il progresso hanno ridotto al minimo questi casi. Ma ancora oggi esiste una causa di mortalità molto frequente che è l’asfissia, ossia una riduzione del contenuto di ossigeno nel sangue del bambino che può  verificarsi sia durante la gravidanza, sia al momento del parto, per esempio quando il cordone ombelicale è compresso, oppure subito dopo la nascita se il piccolo non riesce a respirare correttamente.

baby-cooling

L’asfissia è davvero un evento pericoloso perché uccide molti neonati e anche quando si riesce ad intervenire in tempo può comunque portare dei danni cerebrali che compromettono lo sviluppo e portano handicap di vario genere. Oggi però esiste, in alcuni ospedali italiani, una nuova terapia che,  se avviata entro le prime 6 ore di vita del bambino, è in grado di limitare o anche evitare un danno cerebrale e si chiama baby-cooling.

La tecnica si basa sull’induzione e il mantenimento mediante un materassino o una cuffia refrigerati di una temperatura corporea interna al di sotto dei valori normali, di solito 33-35°, per circa 72 ore. Lo scopo del trattamento ipotermico è quello di ridurre il metabolismo cerebrale e la produzione tossica di radicali liberi, bloccando così il processo di morte neuronale e, di conseguenza, il danno cerebrale.

ll baby cooling è un trattamento che si effettua ai neonati con un peso corporeo pari o superiore a 1,8 chilogrammi e che presentano  un’asfissia. Di solito è efficace solo se avviato entro le prime sei ore di vita del bambino poichè il danno cerebrale si realizza in due fasi, la prima è immediata, l’altra si manifesta a decorrere dalla 6° ora, e agire prima di questo momento vuol dire bloccare la seconda fase del danno e quindi ridurre significativamente il rischio di danni cerebrali permanenti. Durante l’ipotermia il neonato viene assistito in modo intensivo, con monitoraggio della pressione arteriosa e della glicemia, valutazione ecocardiografica, eventuale supporto farmacologico cardiovascolare, gestione degli elettroliti per prevenire possibili complicazioni agli organi. Le lesioni cerebrali vengono monitorate mediante elettroencefalogramma continuo ed ecografia cerebrale.

Al termine delle 72 ore, la temperatura corporea viene riportata progressivamente ai valori normali, ma il riscaldamento deve essere molto lento, con incrementi di mezzo grado ogni ora, per evitare lo scatenarsi di crisi convulsive. La tecnica del baby cooling non ha grandi effetti collaterali, bisognerà far attenzione semplicemente alla pelle del bambino, poiché potrebbero esserci danni cutanei da freddo nei punti in cui la pelle tocca il materassino, quindi è sempre bene spostare di frequente il bambino. Ad oggi il baby cooling è l’unica terapia efficace per contrastare i problemi legati all’asfissia perinatale e negli Stati Uniti e in alcuni Paesi del Nord Europa è già considerato standard di cura.

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