Dal quarto al sesto mese

Attenzione agli antibiotici in gravidanza

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di Carla Pistone il
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Anche adottando tutte le precauzioni  possibili, in gravidanza possono insorgere malattie che necessitano di essere trattate con i farmaci, per salvaguardare non soltanto  la salute della madre, ma anche quella del nascituro; in questi casi, non trattare la malattia potrebbe essere più rischioso delle conseguenze dell’esposizione ai principi attivi del medicinale. Quindi, mentre a livello teorico nessun farmaco dovrebbe essere somministrato a una donna incinta, nella prassi quotidiana si manifesta una molteplicità di situazioni che infrangono continuamente questo teorema.

antibiotici-gravidanza

Pensiamo per esempio alle malattie infettive contratte in gravidanza, che possono causare malformazioni del feto o addirittura l’aborto, anche se solo in una piccola percentuale dei casi il microrganismo infettivo riesce a superare la barriera della placenta e raggiungere il feto. Questi rischi sono maggiori nel primo trimestre di gravidanza, più che nel secondo, perché quello è il periodo dell’organogenesi, cioè il periodo di formazione degli organi del bambino.

Tuttavia anche alcuni farmaci, se usati in gravidanza, possono avere effetti  teratogeni,  cioè determinare lo sviluppo anormale di alcune regioni del feto e quindi la loro malformazione. In passato, la diffusione di  farmaci dannosi per la gravidanza ha avuto conseguenze tanto nefaste da influenzare drasticamente l’atteggiamento delle aziende farmaceutiche, che oggi si cautelano inserendo nei foglietti illustrativi la dicitura “il farmaco va usato con prudenza in gravidanza”, anche se nessuno studio dimostra la sua pericolosità o si tratta di un farmaco per uso topico che non è neanche in grado di attraversare la barriera della cute e raggiungere il circolo sanguigno.

Inoltre bisogna considerare che lo stato di gravidanza è un momento fisiologico della vita di una donna in cui il particolare lavoro svolto da alcuni organi come il fegato e i reni  comporta grandi variazioni degli effetti dei farmaci sul suo organismo, per cui le conseguenze della somministrazione di alcuni principi attivi, altrimenti innocui, possono risultare nocive per la gestante.

Particolare attenzione va rivolta all’uso di antibiotici in gravidanza:

  • Nella gestante, la tossicità degli antibiotici è la stessa della popolazione generale ad eccezione delle tetracicline, che dimostrano un effetto tossico sul fegato; inoltre, nella madre, l’uso degli antibiotici può favorire la comparsa di micosi genitali ed esantemi cutanei ;
  •  Nel feto, la maggior parte degli antibiotici è in grado di attraversare la placenta e quindi  può agire anche su di esso.

Di solito, nella prima settimana l’uso di antibiotici ha un effetto “tutto o nulla” sul feto: o determina un aborto spontaneo precoce, oppure non causa alcun danno. Nel primo trimestre invece, l’uso di qualunque farmaco è pericoloso perché, essendo la fase dell’organogenesi, è più facile che si sviluppino alterazioni sia strutturali che funzionali del feto. I rischi si riducono nel secondo e terzo trimestre, tuttavia l’uso di antibiotici può aumentare il rischio che il bambino, una volta nato, manifesti  episodi di asma entro i primi cinque anni di vita.

 Ma allora quali antibiotici si possono assumere in caso di necessità?

La Food and Drug Administration (FDA), è l’ente governativo statunitense che ha suddiviso i farmaci in diverse categorie sulla base della loro tossicità e pericolosità per il feto e per la madre. Secondo le sue indicazioni, quando si rende necessaria una terapia antibiotica in gravidanza devono essere utilizzati i farmaci appartenenti alla categoria B. Solo nelle forme più gravi della malattia che colpisce la gestante – quando i benefici del farmaco ne giustificano l’uso nonostante i rischi – possono essere utilizzati gli antibiotici di categoria C e D.

Rispetto agli effetti sulla gravidanza, quindi, possiamo dividere gli antibiotici in:

  • Antibiotici di categoria B (a basso rischio): Penicilline (es. Augmentin, Unasyn), Cefalosporine (es. Rocefin, Glazidim), Aztreonam, Eritromicina (es. Eritrocina), Fosfomicina (es. Monuril)
  • Antibiotici di categoria C (a medio rischio): Aminoglicosidi (es. Gentalyn), Fluorochinoloni (es. Ciproxin, Levoxacin), Claritromicina (es. Klacid, Macladin), Vancomicina (es. Vancocina)
  • Antibiotici di categoria D (ad alto rischio): Tetracicline (es. Bassado, Minocin), Clindamicina, Cotrimossazolo (es. Bactrim).

La regola generale da seguire sempre e comunque resta quella di affidarsi al parere del medico di base -che è competente quando la gestante manifesta un’affezione estranea alla gestazione e conosce gli effetti dei medicinali sulla gravidanza – e di evitare accuratamente di curarsi da sole.

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