Gravidanza

Amniocentesi sostituita da un semplice prelievo di sangue in vari Paesi europei

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di Marianna Pilato il
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Ormai è ufficiale: l’amniocentesi, il test attraverso il quale è possibile scoprire se il feto sia affetto dalla sindrome di Down, verrà sostituita da un comune prelievo di sangue molto meno invasivo, che non comporta alcun rischio abortivo come invece poteva succedere con il precedente esame.

prelievo

Tale nuova analisi, denominata Prenatest, però, purtroppo non è stata ancora legalizzata in Italia, a differenza di altre nazioni europee come la Germania, la Svizzera, l’Austria e il Liechtenstein dove, dallo scorso 20 agosto, tutte le partorienti possono liberamente sottoporsi al test. Dietro al blocco di questa utile altenativa all’amniocentesi, molti sospettano che ci sia il potere del Vaticano e la sua battaglia contro l’aborto. Quel che è certo, ad ogni modo, è che da questa situazione chi ne trarrà profitto saranno di sicuro i medici residenti nei Paesi dove al Prenatest è già stato dato il via libera. Numerose future mamme italiane, infatti, decidono di andare in Svizzera appositamente per sottoporsi all’esame, assicurandosi così che il loro bambino non sia affetto da trisomia 21.

Visto l’alto numero di richieste giunte alle cliniche specializzate elvetiche, quest’ultime da ora in poi accetteranno di eseguire il Prenatest solo alle donne munite di una certificazione del loro ginecologo, dove si attesta che hanno superato l’undicesima settimana di gestazione e che è già stata vagliata con il proprio medico la possibilità di sottoporsi al prelievo di sangue.

Solitamente il Prenatest o l’amniocentesi sono esami consigliati solamente quando vengono riscontrate dalle ecografie delle gravi malformazioni al feto. Tuttavia, molte mamme vogliono sottoporsi al prelievo di sangue in ogni caso per stare più tranquille e sono disposte anche a spendere i 1.524 franchi svizzeri (circa 1.270 euro) che le cliniche d’Oltralpe richiedono alle pazienti.

Le modalità per effettuare il prelievo di sangue, in realtà, sono molto semplici: bastano 20 millilitri di sangue materno, contenente pure una frazione di materiale genetico del feto, dovuta al ricambio cellulare della placenta. Per il futuro, la Sequenom, l’azienda che distribuisce il test negli Stati Uniti, prevede che le versioni “aggiornate” dell’esame riusciranno a identificare anche altre mutazioni cromosomiche, come la trisomia 13 e 18. Speriamo che per allora la situazione in Italia si sblocchi, in modo che le donne in gravidanza non siano più costrette a sostenere un viaggio per sostenere un esame medico in sé molto semplice.

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