Dal sesto al nono mese

Aiuto non vuole nascere! Come comportarsi in caso di parto oltre termine

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di Michela Gregoris il
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Ormai avete raggiunto e magari anche superato la data prevista del parto, ma dal bebè nessun segno di voler uscire: una condizione che spesso getta nell’ansia oltre che nell’impazienza i futuri genitori.

Quando il parto è oltre termine?
Prima di tutto va precisato quando il parto è da considerarsi oltre termine: naturalmente è fondamentale datare in modo corretto il concepimento. Il concepimento avviene durante l’ovulazione, quindi circa 14 giorni dopo l’ultima mestruazione. Ma non essendo il ciclo mestruale sempre regolare, il vostro bambino potrebbe essere stato concepito qualche giorno prima oppure qualche giorno dopo. Di conseguenza, una gravidanza post termine si considera quella che supera le 40 settimane, o i 280 giorni. 

Alla scadenza delle 40 settimane e della DPP (data presunta del parto) non è però detto che il bebè esca: in genere questo non deve destare particolari preoccupazioni: qualche giorno di ritardo non comportano alcun problema. E il ritardo non avviene nemmeno per una ragione particolare, perciò non è necessario andare alla ricerca di cause precise. È però vero che con il superamento della data del parto ci sono maggiori probabilità di andare incontro ad alcune complicazioni, perciò il ginecologo potrebbe decidere la necessità di indurre il parto.

Ma quali sono i problemi in cui si potrebbe incorrere? 
La placenta potrebbe ridurre la propria funzionalità, diminuendo la propria capacità di trasportare l’ossigeno al feto (senescenza della placenta). Un altro disturbo possibile è la compressione del cordone ombelicale, dovuta alla diminuzione del liquido amniotico. Inoltre, in condizioni di stress il feto potrebbe rilasciare gli sfinteri rovesciando una parte del contenuto intestinale, una cosa che non desta preoccupazioni entro certi limiti, ma che se non smaltite correttamente potrebbe portare alla sindrome da aspirazione del meconio. Inoltre, più il bimbo cresce più è probabile che  le sue spalle superino la larghezza del bacino materno, cosa che alla nascita potrebbe provocare lesioni a livello delle spalle nel momento in cui viene fatto uscire (distocia della spalla).

Come si può indurre il parto?
Se si superano le 40 settimane la gestante viene sottoposta a controlli periodici per determinare la necessità di indurre il parto. Le tecniche di induzione sono due: se si tratta del primo parto e il collo dell’utero è chiuso, allora si somministreranno prostaglandine, che provocano la maturazione della cervice uterina e stimolano le contrazioni.
Se invece il collo è già appianato allora si praticherà l’amnioressi: il termine indica la rottura delle membrane amniotiche; inoltre alla gestante verrà somministrata l’ossitocina per aumentare le contrazioni e accelerare la dilatazione. 

Consigli per la mente
Innanzi tutto ricorda che non sei sola: il ginecologo che ti ha seguita durante la gravidanza sa cosa è meglio fare, quindi finché non ci sono pericoli e non è necessario indurre il parto, significa che puoi stare tranquilla e che si potrebbe trattare di un ritardo di pochi giorni.
Cerca di rilassarti e di goderti gli ultimi giorni prima dell’arrivo del bebè: fai le cose con calma e senza affaticarti, e soprattutto non ti chiudere in casa ad attendere che arrivi il momento del parto. Vivi tranquillamente, frequenta altre mamme con le quali confrontarti e amici e familiari che ti facciano sentire serena e rilassata, e soprattutto che non ti mettano ancora più ansia chiedendoti di continuo quando partorirai.
Al limite puoi anche pensare a una bugia a fin di bene: potresti per esempio dire che il ginecologo ha rifatto i calcoli e il parto è previsto una settimana dopo quella presunta!

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