Psicologia infantile

Affrontare la dislessia studiando musica

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di Michela Gregoris il
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Una ricerca condotta da un gruppo di studiosi italiani sul cervello dei musicisti potrebbe portare a degli sviluppi interessanti per quei bambini che soffrono di dislessia.

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Lo studio in questione ha fatto emergere infatti dei dati davvero rilevanti: i musicisti utilizzano più aree del cervello nella lettura dei testi normali, proprio quelle stesse aree che attivano anche per leggere le note del pentagramma e poi tradurle in musica.
A differenza invece di coloro che non hanno alcuna conoscenza di note e pentagrammi, che per leggere i testi utilizzano solo alcune aree del cervello, quelle deputate appunto a questa attività.

La ricerca è stata condotta da un’équipe di scienziati dell’Università Milano Bicocca e dell‘Istituto Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del Cnr di Milano, e ha coinvolto 30 persone, di cui 15 musicisti e 15 persone senza conoscenze di lettura musicale, ma di età simile e uguale livello culturale. Ciò che è emerso è che i musicisti attivano zone del cervello di entrambi gli emisferi, non solo di quello sinistro come le persone “comuni” anche nella lettura di testi normali.

Di conseguenza, se i bambini dislessici o a rischio dislessia imparano a leggere note e pentagrammi, una pratica di lettura più complessa e che coinvolge più livelli, come nel caso delle partiture costituite da diverse linee melodiche, questa si potrebbe rivelare una risorsa unica e importantissima. Attivare aree diverse del cervello per la lettura, infatti, potrebbe aiutare a sopperire al deficit della regione cerebrale solitamente adibita a questa attività.
Insomma, analizzare le parole come fossero note: potrebbe essere una soluzione, o quanto meno un valido aiuto, nella cura della dislessia.

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