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3.000 Sterline in bonus ostetrica. Se ne discute in Inghilterra mentre in Italia la situazione è ancora molto diversa

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di Francesca Rolle il
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Un gruppo di esperti inglesi ha presentato, il mese scorso, una proposta di revisione ai servizi alla maternità. In questa idea, lanciata al governo inglese, la figura dell’ostetrica personale assume un ruolo fondamentale come professionista di riferimento a cui la donna gravida si affida per ricevere tutta una serie di servizi che devono essere garantiti e finanziati. Il budget di 3000 sterline, che dovrebbe essere destinato ad ogni donna incinta, servirebbe, dunque, soprattutto, a nominare un’ostetrica personale che indirizzi e guidi l’assistita nell’iter di controlli e di servizi personalizzati.

La filosofia alla base delle proposta

L’idea di fondo è quella di sancire il diritto, che ogni donna ha, a scegliere la professionista da cui farsi seguire, prima, durante e dopo il parto, a scegliere l’ospedale in cui partorire, che non per forza deve essere quello di competenza, ed a decidere come partorire, il tutto in piena libertà perchè coperta, appunto, da un budget sostanzioso.

L’entità del bonus è stata stabilita assimilando la condizione di gravidanza a quella di una malattia cronica o di una disabilità, seppur temporanea, e la cifra di 3000 sterline è sembrata agli studiosi una somma adeguata a consentire ad ogni donna di fruire, con una certa libertà, di tutti i servizi disponibili durante la gravidanza e il parto.

La personalizzazione è un concetto che sta molto a cuore ai fautori di questa proposta che, infatti, prevedono la spendibilità del “bonus” di 3.000 euro a completa discrezione della paziente, la quale, ad esempio, può anche scegliere tecniche olistiche o alternative come l’agopuntura o il parto con ipnosi.

In Italia la situazione è molto diversa

Non si può dire che, in Italia, il Servizio Sanitario Nazionale non si faccia carico degli oneri relativi alla gravidanza e al parto, tuttavia, manca totalmente la possibilità di ottenere un servizio personalizzato. Questo significa che, a patto di accettare un iter standardizzato e preconfezionato, molte spese sono coperte ma se, invece, si desidera intraprendere un percorso più personalizzato, occorre farsi carico di tutte le spese. Il discorso dell’ ostetrica personale, poi, è molto delicato, in quanto, in Italia, è molto più ragionevole farsi seguire da un ginecologo per il semplice fatto che, scegliendone uno che lavora nel reparto maternità in cui si desidera partorire, si avrà la possibilità di avere una continuità assistenziale, partorendo con lo stesso medico che ha la seguito la gravidanza. Lo stesso non può avvenire per le ostetriche che, invece, hanno il divieto di praticare la libera professione se assunte in una struttura pubblica. Ciò comporta che, anche se si avesse la possibilità di farsi seguire da un’ostetrica durante la gravidanza, poi, questa non avrebbe alcun titolo professionale durante il parto e, dunque, potrebbe sì assistervi ma senza alcuna libertà operativa. Questo fa riflettere su quanto, in Italia, si debba ancora fare in termini di libertà e flessibilità dei servizi offerti in gravidanza, ancor prima di parlare di budget.

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